|
|
|
|
|
|
E'
da qui, dalle memorabili grandi palle di fuoco di Jerry
Lee Lewis che dobbiamo partire. Non importa se il nostro
Max Panconi indossa pratici bermuda di cotone, o un sofisticato
doppiopetto in lana Tasmania: egli vi dirà senz'altro
che tra mangiar bene e una passeggiata a Monte Senario è
meglio mangiar bene.
Vi dirà che il vento nei capelli non cambia il suo
punto di vista, e che i preziosi mosaici di Ravenna li ha
visti, sì, ma da bambino. Vi dirà che le valvole
di un amplificatore sono un buon argomento sul tratto autostradale
Viareggio-Sarzana, e che più in generale compra una
chitarra solo se gli piace.
Vi dirà che Max Panconi alberga dentro di sé,
e lo fa gratuitamente ormai da più di trent'anni.
Tutto ciò vi dirà con occhio sereno e scaltro.
Ma attenzione: il gatto può fare pipì, ma
non sulle scarpe di camoscio blu. |
|
E
adesso, senza indugio, sedetevi sulle rive del Mississippi
e ascoltate: lo Steamy Nantchez attraversa le acque del
fiume sacro ai bluesman, lasciandosi alle spalle una nuvola
gonfia di vapore. Ritroviamo qui Max, seduto sul suo scranno,
mentre imbraccia la chitarra e diteggia alcune brevi e concitate
scale pentatoniche. Pensate: si calcola che Max Panconi
esegua approssimativamente la bellezza di 75.000 note pro-capite
l'anno!!! Un bell'affare per le multinazionali.
Max solleva il viso madido di sudore. Batte il tempo a tempo
col tacco della scarpa. C'è fango e l'aria è
umida e pesante.
Intorno solo un vecchio pescatore che soffia la sua vecchia
armonica arrugginita. Max si toglie il cappello in segno
di rispetto e dice a noi che ci avviciniamo "Eccoli
Diobbono!!". Noi invece gli chiediamo che ci fa uno
come Max Panconi a suonare la chitarra con un pescatore
sulle rive del Mississippi. Troppo tardi. Max Panconi se
ne è già andato via. |
|
In
una fredda mattina di inverno, Max Panconi, allora di soli
6 anni, scrisse a Babbo Natale una commovente lettera in
cui al posto del solito prevedibile regalo, chiedeva alcuni
semplici e preziosi consigli su come diventare "Padrino"
e assicurarsi un remunerativo giro di affari in qualche
distretto ad Harlem o Chicago. Max Panconi aspettò
per anni la risposta, e fu allora, nell'attesa di organizzare
una solido bisnéss, che si mise ad ascoltare lo swing.
Si comprò centinaia di dischi di Ellington, Sinatra,
Armstrong, Carosone, Patruno. Ogni volta che ascoltava quella
musica ripeteva sempre
la stessa frase sibillina "Minghia!". La chitarra,
allora, era solo una spada o una magnum, e chi non ci credeva
- lo diceva lui stesso - era un pirata.
Passarono alcuni anni, ma nessuna risposta giunse da colui
che Max prese a chiamare con scherno "Santa Claus".
Max decise allora che non sarebbe mai stato un Padrino americano;
cominciò ogni giorno a frugare nascostamente nella
borsetta di mammà. "Voglio farlo l'Americano"
spiegò alla madre, che lo acciuffò per l'orecchio.
Max Panconi è nato comunque in Italì e al
giorno d'oggi non crede più a Babbo Natale. |
|
|
|